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Polittico di G. Bellini a Genzano di Lucania

 

Il polittico di Giovanni Bellini (artista veneziano rinascimentale) è conservato nella Chiesa di Santa Maria della Platea (in fondo alla parte antica di Genzano di Lucania). E’ composto da:

Registro superiore

Angelo annunciatore e Cristo crocifisso (sx)

Vergine annunciata e san Francesco ( dx )

   

Registro Principale

Madonna con il Bambino ( al centro)

 

Registro inferiore

Sant’Antonio Abate e San Pietro (sx )

San Giovanni Battista e San Sebastiano ( dx )

 

   

Predella

Natività (sx ); I dodici apostoli attorno al Cristo ( al centro ), Adorazione dei Magi ( sx );

 

Nulla è noto dell’ubicazione originaria di questo polittico; tuttavia il fatto che tutti i santi contenuti in esso siano di devozione locale, e che il Sant’Antonio Abate, raffigurato nella tavola di sinistra del registro principale, sia il patrono di Genzano, così come la Vergine al centro è la titolare della chiesa, fanno immaginare che il complesso sia stato eseguito, per l’appunto, per questo edificio, probabilmente per l’altare maggiore. Nei molti rimaneggiamenti subiti dalla chiesa ( uno, in particolare, di anni molto recenti, che l’ha praticamente devastata, dandole un bruttissimo aspetto moderno ), il polittico è finito attualmente nella seconda nicchia lungo la navata laterale sinistra della Chiesa di S. Maria della Platea…

… Il merito di aver reso noto questo polittico con il nome di Bellini spetta dunque a Miklòs Boskovits ( 1992 ), che lo definiva un “capolavoro giovanile “ di Giovanni Bellini… a questa idea si sono poi allineati  Casu ( 1996 ), Fossaluzza ( 2004 ), la Markham Schultz ( 2002 ) e la Gelao ( 2006; 2008 ), mentre Di Mase ( 1997 ) e Palumbo ( 2002 ) sono rimasti fedeli all’attribuzione a Bastiani…

Sebbene le condizioni generali di conservazione siano assai precarie per i ripetuti lavaggi con la soda, che nel registro principale hanno sostanzialmente eliminato il colore azzurro del cielo, di cui rimangono poche tracce ( oggi i fondali appaiono di una tonalità quasi di cuoio vecchio, data da una scolorazione dell’imprimitura, ma è del tutto chiaro che essi non sono mai stati d’oro, come postulato da Rizzi ( 1969 ), attenuando anche un poco le volumetrie dei corpi, esse non sono comunque tali da non consentire di verificare, in maniera piuttosto piana, la paternità di Giovanni Bellini…

Tale attribuzione è sostenuta dai seguenti elementi:

  1. Il volto della Vergine notevolissime corrispondenze con Santa Giustina
  2. le pose di Sant’Antonio e di San Pietro 
  3. la frontalità della Vergine contro la spalliera marmorea e la posizione delle gambe sotto il manto fa riferimento alla cosiddetta Madonna della Milizia da Mar  delle Gallerie dell’Accademia di Venezia 
  4. la posa delle gambe del bambin Gesù rimanda a  Madonna Trivulzio nel Museo del Castello di Milano, anticipando la Madonna della melagrana della National Gallery di Londra
  5. la testa barbuta del San Pietro ha un corrispettivo nel vecchio a sx della prima predella nel Polittico di San Zanipolo, o nel vecchio sulla sx del Funerale di Drusiana nella predella di Berchtesgaden 
  6. la mano di Sant’Antonio è la stessa dell’angelo reggicale nel Sangue del Redentore di Londra 
  7. il volto del Battista risulta molto simile a quello di San Giovanni nella pietà di Brera, o in quella di Palazzo Ducale a Venezia

tutti questi rimandi dicono chiaramente che il polittico dovrebbe datarsi nella seconda metà  degli anni sessanta del Quattrocento e, più probabilmente, verso il 1468-1470… 

… L’aspetto più interessante dell’opera, evidenziato da tutti gli studiosi, è quello di essere stata eseguita in qualche modo alla “ maniera greca “; come ha già giustamente indicato Rizzi ( 1996 ), la Vergine è colta nel gesto orante, o Platytera, un’iconografia della quale un esemplare marmoreo era, ed è tuttora, murato all’esterno della basilica di San Marco, mentre l’Annunciata si alza da una cattedra in legno intagliato di inequivocabile foggia bizantina, simile a quella dell’arcivescovo Massiminiano a Ravenna… Pare piuttosto logico pensare che tali concessioni al gusto bizantino siano state sollecitate dal committente, o dai committenti del tutto ignoti di questo polittico …  (a cura di Mauro Lucco e Giovanni Carlo Federico Villa, Silvanaeditoriale, La Repubblica-l’Espresso, 2008, pag. 160-163)

Appendice:

Arte fuori dal palco: Francesco Rapaccioni

Mostra nelle scuderie del Quirinale

Il Giambellino a Roma

Restauro della Chiesa di Santa Maria della Platea

 

 

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